Paura di andare a scuola: quando il contesto scolastico è fonte di ansia per il bambino.

Forse non è facile per tutti ricordare il primo giorno di scuola ma, se proviamo a fare uno sforzo di immaginazione, probabilmente la scena che più facilmente ci compare ha come protagonisti bambini in lacrime, attaccati alle gambe della mamma, in attesa di consolazione!

Andare a scuola rappresenta per il bambino il primo vero passo verso la scoperta del “mondo”, dell’altro e anche di se stesso in relazione all’altro. Questa tappa evolutiva porta con sé stati d’animo contrastanti: paura di separarsi e desiderio di divertirsi, timore di essere lasciati soli e curiosità di conoscere cose nuove. 

Tutte queste emozioni sono legittime ma, talvolta, gli aspetti negativi possono intensificarsi e dar luogo a stati d’ansia che condizionano negativamente l’esperienza del bambino. La preoccupazione diventa poco realistica e immotivata e gli eventi futuri, anche i più innocui, possono diventare fonte di angoscia.

La maggior parte degli alunni, nel corso degli anni scolastici, può manifestare disagi transitori (es. difficoltà in una materia, difficoltà di relazione con i compagni, ecc.) che generalmente si risolvono con il tempo, anzi, possono trasformarsi da esperienza negativa in esperienza di crescita. Una percentuale di bambini e ragazzi, però, può rimanere segnata da dinamiche scolastiche negative che finiscono per influenzare a tutto tondo il vissuto scolastico e a volte anche quello extra-scolastico.

I livelli di ansia possono avere intensità differenti, con corrispondenti conseguenze: si va da una paura circoscritta (es. una verifica) che si risolve con una rassicurazione e con il superamento dell’evento considerato pauroso, fino ad una vera e propria fobia, in cui possono verificarsi manifestazioni psicosomatiche (es. tachicardia, nausea, dolore addominale, ecc.) e tentativi di evitamento (es. il bambino si rifiuta di uscire di casa).

Esistono tre periodi critici:

  1. L’entrata nel mondo della scuola, collegata principalmente a difficoltà di separazione dalle figure genitoriali (3-7 anni)
  2. Il passaggio dalla scuola primaria a quella secondaria, nel quale coesistono cambiamenti legati alla pre-adolescenza (10-13 anni)
  3. Le scuole superiori, in cui il ragazzo sperimenta le criticità dell’adolescenza e i dubbi sul futuro.

 

Quali sono i fattori che possono determinare lo sviluppo di un approccio ansioso alla scuola?

Ecco una breve sintesi:

  • Temperamento: lo stile temperamentale del bambino può influenzare il suo approccio alla scuola.
  • Stile d’attaccamento: la relazione tra bambino e figura di riferimento sembra avere un ruolo importante nella gestione delle emozioni, nella qualità delle relazioni e nello sviluppo di autostima e autonomia.
  • Stili educativi genitoriali: alcune caratteristiche di base dello stile educativo, se rigide ed esasperate, possono essere un fattore di rischio per lo sviluppo di un atteggiamento di ansia/rifiuto scolastico; ad esempio alcune sono:
    • Iperprotezione
    • Incoerenza (es. disaccordo tra la volontà dei due genitori, applicazione di regole discontinue, ecc.)
    • Ipercritica
    • Perfezionismo (es. standard molto elevati, confusione tra la personalità del bambino e le sue capacità, ecc.)
    • Preoccupazione
  • Relazione con l’insegnante: aspetti come un eccesso di rigidità e/o freddezza, uno stile comunicativo e di valutazione non chiaro, irritabilità e cambi improvvisi d’umore possono mettere il bambino in condizioni di disagio in quanto imprevedibili e poco rassicuranti.
  • Relazione con i compagni: isolamento, mancanza di rapporti e, nel peggiore dei casi, episodi di bullismo possono condizionare molto la serenità del bambino che gradualmente può mostrare un vero e proprio rifiuto dell’ambiente scolastico. Il bullismo è un fenomeno che più facilmente viene associato all’adolescenza e pre-adolescenza, ma episodi di prevaricazione, aggressività e dominio si manifestano anche in età infantile.

 

Come intervenire?

Ecco alcuni suggerimenti: 

  • Coinvolgere i genitori e la famiglia, condividendo la difficoltà e cercando di far leva sulle risorse del bambino e del contesto familiare piuttosto che amplificare il problema. Il coinvolgimento del sistema familiare, inoltre, permette di comprendere come la famiglia si pone rispetto alla difficoltà del figlio.
  • Aiutare il bambino a conoscere e dare un nome alle sue emozioni, per non rischiare di confondere l’ansia con altre emozioni, come ad esempio la tristezza o la rabbia, prestando attenzione ai pensieri e alle sensazioni fisiche che ne derivano.
  • Avere consapevolezza del proprio livello di agitazione (es. immaginare una scala da 0 a 10, dove “0” corrisponde ad assenza di ansia e “10” corrisponde al proprio livello massimo sperimentabile: provare a collocare la propria ansia in questa ipotetica scala, ogni volta che la si sperimenta, per acquisirne maggiore consapevolezza).
  • Trovare soluzioni alternative che possano abbassare la quota di agitazione.
  • Confrontarsi con i pari al fine sia di condividere la difficoltà sia di realizzare che molto spesso si tratta di un problema che in tanti vivono e che affrontano con diverse e personali strategie.

 

Dott.ssa Giulia Panella

Fonti:
I. Gagliardini, “Paure e ansia a scuola”, Giunti, Firenze, 2008

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